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La compassione
Vicinanza, condivisione, unione ci rende oggi diversi, consapevoli di cosa veramente è necessario nella nostra vita.

Ed è arrivata Pasqua!

E pensa che stranezza la Pasqua che in sé significa passaggio, liberazione dalla schiavitù verso la terra promessa coinciderà proprio con il passaggio dalla quarantena forzata ad una fase 2 di maggior flessibilità seppur non ancora liberi. Un passaggio. Un passaggio fisico e mentale , un non ritorno, un passo in più.

Pasqua 2020 risuona al mondo con una forte domanda: “Quale passaggio devo affrontare nella mia vita?”

Non so se hai notato a quanto questo mese abbia accorciato le distanze tra noi, tra le nostre conoscenze. Abbiamo tutti sentito il desiderio di stare vicini proprio nel momento in cui dobbiamo starci lontani. E pensare a quanto ci stavamo lontani quando eravamo vicini…

Vicinanza, condivisione, unione ci rende oggi diversi, consapevoli di cosa veramente è necessario nella nostra vita.

Abbiamo riscoperto la compassione, un tema che nella mindfulness è radice.

Compassione non è pietà. Mentre la pietà esprime semplicemente un atteggiamento di preoccupazione, la compassione, che è un sentimento molto più profondo, avvicina alle difficoltà altrui con uno spirito di profonda comprensione e di perdono per ogni errore e imperfezione. La compassione rende l’umanità più umana, più attenta ai bisogni altrui, va all’essenza.

Ci sono bisogni più materiali e bisogni profondi. Difficile soddisfare i bisogni profondi, eppure sono proprio loro a generare quelli materiali.

La compassione è un sentimento che nasce dal cuore, dall’anima e come tutti i sentimenti non può essere imbrigliato o seguire delle regole esterne. In questi giorni di dolore per tutti, dove essere in salute è una grande ricchezza, molti di noi hanno provato compassione per le persone che ci stanno accanto. Il dolore altrui diventa anche nostro, la difficoltà altrui è anche la nostra. Sappiamo che la malattia può colpire anche noi o un nostro famigliare e che la finta sicurezza che avevamo di essere immortali è ormai caduta. Ci siamo resi conto che siamo tutti fragili e forti allo stesso tempo.

Questi giorni scavano dentro di noi. Tutto ciò che davamo per scontato ora non lo è più. Cosa ci manca davvero della nostra vita prima della pandemia? Di cosa abbiamo veramente bisogno?

Durante una delle meditazioni del mattino ho letto questa frase del monaco Thich Nhat Hanh: “Svegliandomi, stamattina, sorrido. Ventiquattro ore nuove di zecca sono dinnanzi a me. Giuro di viverle a fondo e di imparare a guardare ogni cosa intorno a me con gli occhi della compassione.

Te la ripropongo nel mio blog come augurio per una Pasqua di resurrezione.

Buona Pasqua amico e amica mia!

Lisa

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